SYNTHESIS “senza veli”

La recensione di ‘SINTESI’, il nuovo album di Synthesis


Recensione del 03/03/2026 a cura di LORENZO GILARDI, con commenti di Stefano Liani, autore dell’album


Sintesi è l’ultimo album del progetto solista “Synthesis” di Stefano Liani, uscito a 3 anni di distanza esatti da ‘Distopia’ (2022) e, come questo, è in lingua italiana, mentre gli album di brani inediti precedenti avevano testi in inglese: ‘Rebirth’ (2009), ‘Lights and Shadows’ (2011) e ‘Revolution’ (2014)


Voto: 8

Sintesi (Synthesis)

Premessa

Inizierò questa recensione descrivendo ciascuna delle 10 canzoni facenti parte del disco per, al termine, trarre le conclusioni


01 La Discoteca

Testo “duale”, una caratteristica che ritroveremo costantemente in tutto il disco: alla forza quasi cattiva di alcune parole: ‘passione estrema, violenta’, ‘nulla che possa degenerare o forse sì’, ‘un mondo di perdizione’ viene contrapposta l’idea di un luogo salvifico ove rifugiarsi: ‘luogo magico’, ‘tu mi conosci non mi disprezzi’, ‘nessuna paura di cadere’. Ma il filo conduttore, la libertà, la forza, la luce è uno solo: la musica. La parte musicale segue bene il testo, benché, di contro, manchi un po’ di complessità.


02 Io

Titolo emblematico, testo intimo e bellissimo: traspare la necessità, quasi un grido di bisogno, di dare amore e sicurezza: ‘ti guiderò sul sentiero’, ‘apri il tuo cuore, io lo riempirò’ ma a prezzo di vincere le proprie paure: ‘odio e paura li abbandonerò’, ‘stammi vicina, ora più che mai’, ‘ascolta il mio grido, io ti parlerò’. Cosa cerca e cosa vuole dare l’autore? Proprio quello che scrive: Amore. Parte musicale più coerente col brano, rispetto al precedente.


03 In Questo Mondo

L’autore si vuole liberare da un passato scomodo: ‘non ho paura di cambiare tanto nulla cambierà’, ‘vorrei capire cosa resterà di me e del mio sogno’, ‘ho bisogno di essere di nuovo vivo’. Come nel brano precedente, ricorre la necessità di tranquillità e stabilità: ‘stringimi/accoglimi’, ‘portami con te’, ma il tono è più laconico, quasi rassegnato alla paura che nulla, forse, cambierà. Parte musicale decisamente più sofisticata e “coinvolgente” rispetto ai brani precedenti.


04 Senza Se

Testo quasi “sospeso” che sa di malinconia: ‘attendo te, speranza’, ‘un bisogno immane’, ‘avrei voglia di andarmene’. Rispetto ai brani precedenti, qui si percepisce ancora più rassegnazione che culmina nella secca frase di chiusura: ‘mi ritrovo lontano’. Musicalità più “scheletrica”, soprattutto nella parte iniziale che dialoga bene col testo.


05 La Mia Veste

Testo cupo, allusivo, forte. La veste a simboleggiare se stessi in un momento probabilmente di grande difficoltà emotiva, più che materiale: ‘percorsi senza strade’, ‘risposte senza domande’, ‘la mia veste si tinge di nero’ con un colore non casuale: il nero. Ma ancora la forza di cercare il cambiamento: ‘ti guiderò fino all’Eden’, ‘urlerò la mia verità’, ‘ti mostrerò la mia via’. Duro! Ottimo connubio con la parte musicale, azzeccatissima.


06 Spiritualità

Brano molto bello. Testo che vira decisamente verso la positività abbandonando quasi, non illudiamoci, del tutto il contrasto interiore che pervadeva i testi precedenti. L’autore sembra trovare un punto di equilibrio: ‘una svolta verso la mia nuova eternità’, ‘un futuro aperto a mille cambiamenti, senza più paure ma solo verità’, ‘ora mi sento volare’. Parte musicale un poco più morbida rispetto ai brani precedenti, in progredire con lo sviluppo del brano.


07 Danza “Trance”

Unica strumentale dell’album. Musicalità simmetrica: si apre come si chiude, ovvero delicatamente, per concentrare più forza nella parte centrale. Molto adatta ed apprezzabile come sottofondo mentre si guida.


08 Non Ho Paura

Canzone preferita in assoluto. Brano fortemente dicotomico: la prima parte guarda (spera?) verso quello che l’autore vorrebbe si avverasse: ‘vedo quello che ci sarà’, ‘l’attesa di un mondo che risorgerà’, ‘storie di un mondo che svolterà’ e fa da trade union verso la seconda parte: ‘mi sento come in un limbo, un traguardo che vorrei raggiungere’ che esprime uno stato quasi, ma non del tutto compiuto: ‘ora che mi accompagni’, ‘ora che non mi sento più giudicato’ sempre con una seconda figura nell’ombra: ‘e sarò quello che hai sempre cercato’ che l’autore cerca e vuole chiaramente a fianco a sé: presenza desiderata, come più volte emerso anche negli altri brani. Il testo è molto forte e la frase ‘scenderò dalla mia croce’ evidenzia la grande sofferenza provata in passato. Musicalità perfetta con un gioco ottimamente riuscito di chiaroscuri. Ricercata complessità.


09 Anima

sto ritornando a cercare’. Cosa? Chi? È una ricerca che si era interrotta? Perché? La seconda strofa: ‘risposte alla mia anima’ non lo chiarisce lasciando sempre un’aura di mistero. Quali risposte? Continua l’incessante dualità di opposti: ‘una forza che mi attrae, una forza contraria che mi trattiene’. Anima, termine quasi ossessivo in questo brano complesso, da decifrare. ‘anima siamo in due’. In due… Brano veramente enigmatico. Musicalità adeguata, ma sarebbe stata maggiormente gradita un po’ più di estensione e “cattiveria”.


10 La Soluzione

Canzone meno riuscita dell’album. Un j’accuse tagliente verso una figura che, anche se non esplicitata, si percepisce nettamente. Una figura che è stata causa di sofferenza: ‘io che mi oppongo all’idea di esserti vicino’, ‘trovare una soluzione a tutti i tuoi orrori’. Orrori! E ancora: ‘la soluzione alle tue ossessioni’. Da chi scappa l’autore? Chi vuole dimenticare? Perché in questo brano il riferimento è CHI e non COSA si vuole dimenticare. Musicalità un po’ piatta e prevedibile, che non rende pienamente giustizia al testo.


Conclusioni

I testi sono forti, ficcanti, incisivi e tutti autobiografici. Non si parla di eventi, politica, situazioni generali, temi sociali etc., come invece nei precedenti ‘Revolution’ e ‘Distopia’. L’autore qui parla interamente e solo di sé in un continuo tentativo di fuga, di liberazione da un passato opprimente: il contrasto tra le catene del doloroso passato dal quale fuggire e la speranza nel futuro è una costante. Testi brevi, quasi “scarni” nella loro spigolosità. L’autore non cerca mediazione, ma si espone senza compromessi: mette in luce il suo passato, la sua fuga… ma la sensazione è che la presa di coscienza ed il cambiamento siano molto vicini. Il prossimo album farà trasparire più raggi di sole? Lo vedremo… Una nota va fatta per la voce: Stefano tende decisamente ad “allungare” le parole, a trascinarle. C’è quasi un’eco costante. Sospendendo il giudizio su questa interpretazione stilistica, la prima impressione istintiva è quella, magari banale, di un abile mascherare ‘forse’ qualche defaillance che il passare degli anni naturalmente porta con sé in termini di estensione, ritmo, minor lunghezza dei testi e velocità. Poi, a seguito di una seconda e più riflessiva analisi, anche sulla scorta di un confronto con la discografia/testi precedente, si tende a percepire questa interpretazione come voluta, quasi a sospendere il concetto sempre contrastato dei testi. Che l’autore abbia voluto enfatizzare i termini “giocando” con la voce? Certamente, comunque, è una caratterizzazione che è andata acuendosi nelle ultime produzioni mentre era decisamente meno presente nelle prime. Sarebbe interessante un commento dell’autore su questo aspetto.


Commento dell’autore dell’album (Stefano Liani aka Synthesis)

Lorenzo è una conoscenza molto recente ma, nonostante ciò, egli è diventato subito un ottimo amico, grazie alla sua profondità, passione, bontà d’animo e sincerità. Riguardo a quest’ultimo aspetto, infatti, la sua recensione, mentre da un lato approfondisce e dettaglia in modo quasi ‘maniacale’ diversi aspetti del disco, dall’altra non nasconde qualche critica, neppure in modo troppo velato. Ed è proprio questo che volevo da lui e, difatti, non mi ha smentito. Lorenzo, pur non essendo un ‘addetto ai lavori’, grazie alla sua sensibilità, ha colto moltissimi aspetti che, spesso, non vengono neppure sfiorati da persone che si millantano ‘musicisti’ ed ‘esperti del settore’. Sono rimasto sorpreso da quanti aspetti abbia sottolineato, soprattutto in relazione ai testi: sinceramente, per la scrittura (parlo, appunto, dei testi) impiego solitamente poco tempo, con l’utilizzo di termini semplici, ma significati, spero, profondi. Sintesi è l’album in cui volevo mettermi a nudo, descrivermi senza veli e senza fronzoli, ma senza necessariamente andare diritto al significato intrinseco di quanto avessi in mente. Mi piace infatti pensare che ogni ascoltatore possa farsi una sua idea, non necessariamente coincidente con quella dell’autore. Relativamente a specifici commenti di Lorenzo, sono a specificare che ‘La Discoteca’ è nato proprio per essere il brano più ‘commerciale’ (si fa per dire) e ‘diretto’ e, infatti, ne ho pubblicato il videoclip (vedi appena sotto), grazie alla regia di Stefano Greco (già coinvolto nella grafica e nella fotografia di Sintesi); ‘La Soluzione’ è uno dei brani che preferisco, mentre ‘Senza Se’, il brano in assoluto che preferisco, ha visto il pesante coinvolgimento di Andrea Trapasso (mixaggio e produzione) che ha, in qualche modo, e magistralmente, rivoluzionato il brano, pur mantenendo fede alla mia concezione iniziale. Nella frase ‘anima siamo in due’ ho inteso me stesso e, appunto, la mia anima, benché comprenda che la frase sia piuttosto ‘criptica’. Lorenzo, pur avendomi tutto sommato conosciuto da poco tempo, ha colto alcuni aspetti della mia personalità, contenuti nei brani anche in modo ‘nascosto’, che poche persone mie amiche di lunga data avevano compreso e, questo, mi ha fatto molto piacere, poiché il mio intento, con questo album, era proprio quello di descrivermi intimamente, senza veli e senza scendere a compromessi. Riguardo alla voce, ho trovato molto interessante la critica di Lorenzo. È indubbio che la mia voce sia cambiata molto, soprattutto dopo ‘Revolution’, ovvero in questi ultimi 10 anni circa. Durante il lungo periodo intercorrente tra l’album citato ed il successivo ‘Distopia’, ben 8 anni, periodo nel quale ho scritto 13 canzoni che avrebbero dovuto far parte di ‘Senses’, una sorta di ‘Revolution 2.0’, oltre a difficoltà nel comporre, uno dei motivi che mi hanno portato ad abbandonare il progetto dopo ben 5 anni, ho sofferto un crollo verticale della mia voce, al ché ho reinventato il mio modo di cantare. È fuori dubbio che alcune parti di questo disco molto alte e complesse siano state da me affrontate quasi ‘in difesa’, ma è anche certo che ho deciso di cantare in questo modo, poiché il disco aveva bisogno di questa tipologia di voce, di questa enfasi e, soprattutto, della ‘calma’ nella voce, a dispetto dell’aggressività in alcuni brani soprattutto dei primissimi dischi. Durante la registrazione delle tracce vocali dell’ultima fatica avevo 55 anni ed è quindi inutile fare gli eroi e finire con il ‘far ridere i polli’: ho accettato i limiti della mia voce e penso che la mia prestazione su Sintesi sia tra le migliori della mia carriera. Ultimo aspetto è relativo alla parte musicale, dove Lorenzo quasi non si esprime, forse perché ha temuto di non avere le ‘carte in regola’ per dare un opinione: questo è quello che rende ancora più interessante ed unica la sua recensione, poiché si stacca dalla consuetudine, nella quale si parla moltissimo degli aspetti tecnici (e qui, indubbiamente, avremmo molto da dire, grazie ai contributi di ‘grandi’ come Franco Giaffreda, Walter Rivolta, Franco Napoli e Andrea Trapasso) e quasi nulla dei testi e del significato intrinseco degli stessi.