Commento dell’autore dell’album (Stefano Liani aka Synthesis)
Lorenzo è una conoscenza molto recente ma, nonostante ciò, egli è diventato subito un ottimo amico, grazie alla sua profondità, passione, bontà d’animo e sincerità. Riguardo a quest’ultimo aspetto, infatti, la sua recensione, mentre da un lato approfondisce e dettaglia in modo quasi ‘maniacale’ diversi aspetti del disco, dall’altra non nasconde qualche critica, neppure in modo troppo velato. Ed è proprio questo che volevo da lui e, difatti, non mi ha smentito. Lorenzo, pur non essendo un ‘addetto ai lavori’, grazie alla sua sensibilità, ha colto moltissimi aspetti che, spesso, non vengono neppure sfiorati da persone che si millantano ‘musicisti’ ed ‘esperti del settore’. Sono rimasto sorpreso da quanti aspetti abbia sottolineato, soprattutto in relazione ai testi: sinceramente, per la scrittura (parlo, appunto, dei testi) impiego solitamente poco tempo, con l’utilizzo di termini semplici, ma significati, spero, profondi. Sintesi è l’album in cui volevo mettermi a nudo, descrivermi senza veli e senza fronzoli, ma senza necessariamente andare diritto al significato intrinseco di quanto avessi in mente. Mi piace infatti pensare che ogni ascoltatore possa farsi una sua idea, non necessariamente coincidente con quella dell’autore. Relativamente a specifici commenti di Lorenzo, sono a specificare che ‘La Discoteca’ è nato proprio per essere il brano più ‘commerciale’ (si fa per dire) e ‘diretto’ e, infatti, ne ho pubblicato il videoclip (vedi appena sotto), grazie alla regia di Stefano Greco (già coinvolto nella grafica e nella fotografia di Sintesi); ‘La Soluzione’ è uno dei brani che preferisco, mentre ‘Senza Se’, il brano in assoluto che preferisco, ha visto il pesante coinvolgimento di Andrea Trapasso (mixaggio e produzione) che ha, in qualche modo, e magistralmente, rivoluzionato il brano, pur mantenendo fede alla mia concezione iniziale. Nella frase ‘anima siamo in due’ ho inteso me stesso e, appunto, la mia anima, benché comprenda che la frase sia piuttosto ‘criptica’. Lorenzo, pur avendomi tutto sommato conosciuto da poco tempo, ha colto alcuni aspetti della mia personalità, contenuti nei brani anche in modo ‘nascosto’, che poche persone mie amiche di lunga data avevano compreso e, questo, mi ha fatto molto piacere, poiché il mio intento, con questo album, era proprio quello di descrivermi intimamente, senza veli e senza scendere a compromessi. Riguardo alla voce, ho trovato molto interessante la critica di Lorenzo. È indubbio che la mia voce sia cambiata molto, soprattutto dopo ‘Revolution’, ovvero in questi ultimi 10 anni circa. Durante il lungo periodo intercorrente tra l’album citato ed il successivo ‘Distopia’, ben 8 anni, periodo nel quale ho scritto 13 canzoni che avrebbero dovuto far parte di ‘Senses’, una sorta di ‘Revolution 2.0’, oltre a difficoltà nel comporre, uno dei motivi che mi hanno portato ad abbandonare il progetto dopo ben 5 anni, ho sofferto un crollo verticale della mia voce, al ché ho reinventato il mio modo di cantare. È fuori dubbio che alcune parti di questo disco molto alte e complesse siano state da me affrontate quasi ‘in difesa’, ma è anche certo che ho deciso di cantare in questo modo, poiché il disco aveva bisogno di questa tipologia di voce, di questa enfasi e, soprattutto, della ‘calma’ nella voce, a dispetto dell’aggressività in alcuni brani soprattutto dei primissimi dischi. Durante la registrazione delle tracce vocali dell’ultima fatica avevo 55 anni ed è quindi inutile fare gli eroi e finire con il ‘far ridere i polli’: ho accettato i limiti della mia voce e penso che la mia prestazione su Sintesi sia tra le migliori della mia carriera. Ultimo aspetto è relativo alla parte musicale, dove Lorenzo quasi non si esprime, forse perché ha temuto di non avere le ‘carte in regola’ per dare un opinione: questo è quello che rende ancora più interessante ed unica la sua recensione, poiché si stacca dalla consuetudine, nella quale si parla moltissimo degli aspetti tecnici (e qui, indubbiamente, avremmo molto da dire, grazie ai contributi di ‘grandi’ come Franco Giaffreda, Walter Rivolta, Franco Napoli e Andrea Trapasso) e quasi nulla dei testi e del significato intrinseco degli stessi.